Omelia del Vescovo Roberto – Funerale di Madre Lina Pinna

SABATO 01 FEBBRAIO 2020

Fratelli e sorelle, la Parola di Dio che abbiamo ascoltato, illumina oggi la celebrazione delle esequie della Madre Lina Pinna che ha chiuso il suo cammino terrendo giovedì notte, alla veneranda età di 106 anni, dopo alcuni giorni di un progressivo deterioramento della sua salute.

La conclusione di ogni esistenza invita a gettare uno sguardo di sintesi al percorso fatto e quasi rintracciarne lo stile che l’ha caratterizzata. Come cristiani vogliamo fare tale bilancio, non secondo criteri umani ma  alla luce della Parola di Dio che rende maggiormente nitidi i contorni,  vaglia le scelte, aiuta a comprendere gli itinerari, sollecita uno sguardo di fede su tanti avvenimenti  piccoli e grandi che tessono l’esistenza  di ciascuno di noi. Così alla luce della Parola di Dio vogliamo gettare uno sguardo al lungo cammino umano e spirituale della nostra sorella Madre Lina.

Il salmo responsoriale ci ha invitato a meditare su alcuni verbi che bene ci aiutano a leggere la vita di questa Consacratacercare Dio, contemplarlo, cantarne le lodi, stringersi a LuiQuesto è infatti il primo atteggiamento a cui siamo chiamati come figli di Dio: cercare Colui che già tempo ci cerca; lasciarci trovare. Il Signore vuole farsi conoscere, vuole che lo amiamo e conosciamo. Per questo suscita in noi il desiderio di Lui. Come ci ricorda S. Agostino quando afferma che il “nostro cuore è inquieto sino a quando non riposa in Lui”.

Nella tensione interiore di ricerca del Signore mi pare di notare ciò che è l’eredità di Madre Lina per le Sue Figlie del Cenacolo e per tutti noi: il desiderio costante di seguire, lodare, stringersi a Dio Padre, al nostro Creatore e al Nostro Redentore. Il salmo ci ha fatto cantare: “ha sete di te l’anima mia”. Un’ immagine specialmente efficace in quei contesti aridi e desolati della Palestina, dove l’acqua è bene preziosissimo da cui dipende la vita. Il Salmista non ha trovato altra metafora più efficace che quella di paragonare la sete fisica a quella spirituale. Questo ho ravvisato spesso in Madre Lina: il desiderio dell’incontro con il Suo Signore.

San Paolo nella lettera ai Romani ci ricorda la grande vocazione a cui tutti siamo stati chiamati: essere figli di Dio. Cosa significa? In primo luogo quello di riconoscerci come Sue creature e quindi stabilire una relazione di fiducia con il nostro Padre che è nei cieli. Una fiducia che ben abbiamo visto realizzata nelle parole e negli atteggiamenti di questa donna Consacrata che ha costruito proprio sulla Fiducia al Signore, la sua avventura spirituale e umana – iniziata con il consiglio saggio e l’autorevole guida del nostro caro Mons. Tedde, che insieme a lei ha dato vita

al Cenacolo Cuore Immacolato e Addolorato di Maria e Gesù.

Infatti il 01 gennaio 1957 Madre Lina emetteva i Voti perpetui nella Casa Madre in San Gavino, rinnovando con atto pubblico la sua consacrazione al Signore nelle mani di Mons. Antonio Tedde, dando vita così alla Congregazione del Cenacolo. Un discreto numero di giovani condivideva il suo ideale e a queste Mons. Tedde affidò varie delle sue opere sociali, religiose e culturali perché avessero a continuare nel tempo.  Il suo carisma può essere così sintetizzato: “Vita eucaristica-mariana, apostolato tra l’infanzia e la gioventù, assistenza agli anziani, ma in modo particolare l’assistenza ai sacerdoti soli e bisognosi e servizio di assistenza nei seminari e Vescovadi “.

Il cammino per il riconoscimento giuridico e religioso della Congregazione, inizialmente perseguito dal Vescovo Tedde, fu continuato dal Vescovo Paolo Gibertini.

Nel 1988 la Congregazione per gli Istituti di vita Consacrata lo riconosceva Istituto religioso di diritto Diocesano e nel 1989 ne approvava le Costituzioni.

Non sono mancate le fatiche e i momenti difficili.  Ma tutto ciò è stato  superato  solo confidando nel Signore che muove la storia di noi uomini per scrivere una storia di salvezza. Si tratta di quella stessa fiducia che spinge il seminatore a seminare, i naviganti in burrasca a fidarsi del Signore che avanza sulle onde, o il Maestro che invita a seguirLo sulla via della Croce.

I molti anni che il Signore ha concesso di vivere a Madre Lina hanno certo progressivamente consumato il suo fisico ma non il suo spirito.  Ricordo ancora con sorpresa la prima volta che ci siamo parlati al telefono alla vigilia della mia consacrazione episcopale. La sua voce squillante, vivace e decisa non tradiva certo in quel momento i suoi 103 anni.

Gli ultimi tempi sono stati segnati dal logoramento di un “corpo che sempre si era messo a servizio dello spirito”, per usare una espressione cara a s. Francesco di Assisi. Infatti la sua fragile salute era dedica soprattutto alla preghiera, all’accoglienza delle persone, all’ascolto, a spendere ancora parole sagge per le Sue figlie. In questi giorni l’ho vista soffrire, ma di una sofferenza anch’essa illuminata dalla parola dell’apostolo Paolo nella lettera ai Romani: “le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi.” Facciamo esperienza noi tutti, e lo ha fatto anche Madre Lina, della caducità del corpo così meraviglioso ma al tempo stesso così fragile. Dinanzi alla nostra condizione mortale, risuonano le parole di san Paolo:” Anche noi gemiamo interiormente aspettando la redenzione del nostro corpo”.

Infine il vangelo di Luca invita tutti noi a far maturare in noi l’atteggiamento che ci viene richiesto dal Signore: “Stare pronti, stare svegli.”  E’ l’invito del Signore a vivere una vita “concentrata” su quell’incontro finale, l’incontro con il Signore.  Anche questo passaggio della Scrittura mi pare adatto per leggere la vita di Madre Lina: una donna vigilante, sveglia nell’attesa del Signore. Che ha saputo coniugare insieme servizio e contemplazione, attenzione all’umanità sofferente e dialogo con il Signore.

Ringraziamo il Signore per il dono di questa Sorella alla Chiesa,

in modo speciale alla nostra Chiesa diocesana. Attraverso la presenza delle Sue figlie, diverse nostre comunità in diocesi hanno ricevuto il bene di un servizio attento, generoso, perseverante. La nostra Chiesa ringrazia Madre Lina per le opere che, fondate e sostenuto da Lei e da Mons. Tedde, hanno aiutato e aiutano il cammino delle comunità cristiane, specialmente nell’ educazione dell’infanzia, nell’attenzione alle giovani famiglie con il ministero dell’accoglienza e dell’ascolto e nel servizio al vescovo e alle comunità parrocchiali, senza dimenticare anche le diverse attività e servizi fuori della Sardegna, presso le Congregazioni della S. Sede, la Civiltà Cattolica e alcune Diocesi del centro e nord Italia.

Chiediamo al Signore di accogliere nella Sua casa questa Sorella. Preghiamo per Lei ma anche chiediamo che sia Lei a pregare per noi in questo cammino di fedeltà alla vocazione nella quale ciascuno è chiamato a manifestare la presenza della Grazia di Dio nella storia.

+Roberto Carboni, arcivescovo 

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