Il “Tempo sospeso” e l’Avvento: sbirciare il futuro quando ancora non si vede

Messaggio del vescovo Roberto per l’avvento 2020


L’approssimarsi dell’Avvento ci ha abituati negli anni ad accogliere una “ripetizione liturgica” che, pur nella novità che il percorso annuale propone attraverso la Parola di Dio, offre il rassicurante ritmo conosciuto dell’attesa. Quest’anno non sarà così! Il riacutizzarsi della diffusione della pandemia fa emergere con forza la percezione di vivere in un “tempo sospeso”.Eravamo abituati a scandire la nostra vita con i ritmi del passato, presente e futuro, ma proprio a causa del coronavirus il tempo si è cristallizzato in qualche cosa appunto di “sospeso”. Ciò che stiamo vivendo ci fa dimenticare il passato, ci fa vivere il momento presente con preoccupazione, paura e angustia, e non ci permette neanche di immaginare il futuro, rendendo incerti i progetti e i sogni per il domani.

Siamo ormai saturati dalle informazioni quotidiane di dati, numeri di contagi, ricoverati e morti, e pur trattandosi di persone e storie drammatiche, ci abituiamo purtroppo alla loro ripetitività. Le notizie risuonano nella nostra mente anche quando la televisione e i social sono spenti, acuendo ancor più l’impressione di essere “ accerchiati” da questo male subdolo.

Ma questo tempo sospeso, così drammatico, è solo negativo o avrà nascosta pure qualche opportunità? Sembra di sì! Esso ci ha fatto riscoprire la nostra casa come il luogo in cui ci sentiamo più al sicuro: luogo di incontro, di cura di sé e degli altri, luogo per fare famiglia e approfondire gli affetti, luogo di ascolto e dialogo. Non è lontano il tempo in cui la famiglia era piuttosto un territorio di passaggio; con difficoltà ci si trovava per parlare, per ascoltarsi, per incontrarsi in profondità. E bisogna riconoscere che, oltre a senso di famiglia, questo “tempo sospeso” ha sviluppato, in molti il senso di collaborazione, la generosità, l’attenzione agli altri. Il “tempo sospeso” può essere occasione di uno stile di condivisionema anche un modo per recuperare l’interiorità, spingendoci adapprofondire gli interessi, leggere, capire, riflettere, meditare, pregare.

Questo “tempo sospeso” ci ha dato inoltre modo di uscire dalla distrazione nei confronti del nostro pianeta e ricordarci l’urgenza di curare i problemi della terra. Durante la pandemia le acque si sono purificate dall’inquinamento, ma poi siamo stati subito tentati di fare “come prima” e ferire ancora la natura, senza rispetto per la biodiversità, ritornando all’inquinamento selvaggio.Ma non si tratta solo di natura, di tratta di umanità. In questo tempo sospeso abbiamo visto che soprattutto i più deboli, i poveri sono quelli che hanno sofferto maggiormente. Quanto tutto sarà finito, potremo riabbracciarci e accogliere senza paura il mondo esterno, sperando però di aver imparato qualche cosa, abbandonando quelle pratiche le feriscono le relazioni e puntando sull’accoglienza, l’ascolto, la condivisione. 

Tutto ciò che ho detto sul “tempo sospeso” che stiamo vivendo tocca da vicino la nostra vita di uomini e donne ma anchedi credenti. Anche la nostra liturgia e il modo di vivere l’Avvento e il Natale 2020  ne sarà segnato profondamente.

La Sardegna si trova in zona gialla, riguardo al numero e frequenza di contagi. Speriamo vi rimanga e che anzi diventi zona verde. Ma la necessità di osservare comunque i protocolli per evitare i contagi ha già inciso da tempo sul modo di manifestare la nostra fede e sulle celebrazioni liturgiche, creando fatica e a volte rifiuto in coloro che devono assumerne la complicata organizzazione e in chi vive la celebrazione più preoccupati sul“non si può fare” piuttosto che su ciò che stiamo celebrando: il Mistero di Cristo morto e risorto per noi. Cosa possiamo fare? Come presbiteri, parroci e cristiani delle comunità siamo chiamati a mantenere viva la nostra attenzione sia nella pratica quotidiana come in quella straordinaria e festiva, perché la fede non si impigrisca e si banalizzi. Se è vero che le celebrazioni trasmesse con i social hanno aiutato e ancora aiutano tanti, dobbiamo ricordare e far comprendere che la presenza, in sicurezza, alle celebrazioni ha un diverso grado di partecipazione e stabilisce un diverso grado di comunione tra le persone.

Quest’anno, l’Avvento è anche caratterizzato dall’accoglienza della nuova traduzione del Messale Romano e delle novità che esso propone in alcune testi, preghiere, risposte dell’assemblea. Sarà compito dei parroci aiutare i parrocchiani a comprendere in profondità la bellezza del Messale come libro che aiuta e guida la preghiera comunitaria della Chiesa. Non si tratta solo di testi o formule ma piuttosto del sentirsi parte della Chiesa che insieme innalza a Dio la lode e l’intercessione e fa Eucaristia, secondo ilmandato del Signore. La nuova traduzione del Padre Nostro, preghiera che ci ha consegnato Gesù, chiederà a tutti attenzione e un rinnovato spirito di preghiera personale e comunitaria. Proprio in questo “tempo sospeso”, la preghiera deve trovare nuovo spazio e creatività. Le parrocchie, con i parroci e i collaboratori, si sforzino di offrire occasioni di preghiera e meditazione attraverso ritiri, esercizi spirituali, veglie, incontri, sempre nella prudenza richiesta, ma con creatività e senza farsi bloccare in tutto. Anzi proprio in questo contesto difficile e di angustia, abbiamo bisogno di riscoprire e valorizzare la preghiera personale e comunitaria. Certo, non c’è solo la preghiera; come cristiani siamo chiamati a dare tempo al servizio agli altri: dal catechismo, all’attenzione aipoveri, agli anziani, ai piccoli. Il tempo è un bene che ciascuno di noi può condividere. A tutti auguro che questo tempo di Avvento, di attesa, vissuto nella percezione di un “tempo sospeso” sia occasione per trovare nuove strade per rinnovare sé stessi, le relazioni con gli altri e la relazione con Dio. Chiediamo a Lui ciaprirci alla speranza di un futuro diverso.

I​+ Roberto Carboni, arcivescovo

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